Non tutti dobbiamo sapere di tartufo

Cresciamo con l’idea che per essere amati dobbiamo diventare qualcosa di raro, costoso, sofisticato. Ci convinciamo che il segreto per piacere sia assomigliare tutti alla stessa identica pietanza di lusso: impeccabili, desiderabili, perfetti. E così passiamo anni interi a cercare di correggerci, smussarci, travestirci. A renderci più eleganti, più interessanti, più “degni”.

Ma l’amore, quello vero, non funziona come una classifica Michelin.

Gli uomini e le donne sono come i cibi. C’è chi è un piatto di lasagne fumanti, abbondante, caldo, emotivo. Chi è un’insalata fresca e leggera, essenziale, pulita. Chi è un bicchiere di vino rosso forte, che non tutti reggono. Chi è un dolce troppo intenso per qualcuno e paradisiaco per qualcun altro. C’è chi è pane appena sfornato, chi è peperoncino, chi è miele, chi è tartufo.

Eppure passiamo la vita terrorizzati dall’idea di “non essere abbastanza”, senza renderci conto di una verità semplicissima: non esiste una pietanza amata da tutti.

Il tartufo, per esempio, costa tantissimo. È considerato prezioso, ricercato, raffinato. Eppure ci sono persone che lo assaggiano e pensano sinceramente che sappia di gas. Lo trovano sgradevole. Pesante. Immangiabile.

E allora cosa dovrebbe fare il tartufo? Sentirsi sbagliato perché qualcuno non lo ama?

No. Semplicemente, non era il palato giusto.

Questa è una delle cose più difficili da accettare nelle relazioni. Quando qualcuno non ci sceglie, non ci comprende, non resta, tendiamo a trasformare quell’esperienza in una sentenza sul nostro valore. Pensiamo: non sono stata abbastanza bella, abbastanza interessante, abbastanza desiderabile. Ma molto spesso la verità è infinitamente meno crudele e molto più semplice: eravamo soltanto una pietanza che quella persona non sapeva apprezzare. E questo non diminuisce minimamente il nostro valore.

Esistono persone che impazziscono per il cibo semplice e persone che cercano solo sapori estremi. Esistono uomini che desiderano quiete e donne che cercano tempesta. Esistono persone che vogliono delicatezza e altre che vogliono qualcosa che bruci la lingua e lasci il segno.

In otto miliardi di esseri umani, esiste qualcuno che guarderà proprio ciò che tu sei — non ciò che fingi di essere — con la stessa fame con cui altri guardano un banchetto.

Il problema è che molti di noi passano la vita cercando di diventare tartufi, invece di diventare il miglior piatto possibile di ciò che sono già.

Un’insalata che cerca disperatamente di trasformarsi in lasagna finirà solo per perdere la propria freschezza. Un'ostrica che prova a sembrare caviale smetterà di avere il sapore del mare. E una persona che passa la vita a imitare ciò che crede desiderabile finirà per allontanarsi da ciò che la rende viva.

Forse il vero lavoro dell’amore non è diventare qualcosa di più raro. Forse è avere il coraggio di essere serviti in tavola per ciò che siamo davvero.

Con i nostri sapori. Con la nostra consistenza. Con il nostro odore. Con la nostra verità.

Perché la persona giusta non ti chiederà di sapere di qualcos’altro. Ti assaggerà lentamente, chiuderà gli occhi, e dirà:

“Finalmente.”

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