Spalmarsi addosso il Paradiso: La magia del comfort food


C'è un gesto che resiste al tempo, alle mode, ai contorni della fame vera: rompere un pezzo di pane caldo, spalmarci sopra un velo di burro morbido, e finirlo con una carezza croccante di zucchero. 

Quel gesto che facevamo da bambine, magari in una cucina silenziosa dopo la scuola, oppure mentre fuori pioveva e qualcuno che ci amava non ce lo diceva, ma lo pensava: "Tienilo, che ti consola". 

 Il comfort food non è il cibo che ci sazia: è il cibo che ci salva. Quel cibo che ha il potere di sospendere la vita per un attimo e farci tornare a casa. Non alla casa fisica, ma a quella dentro, nel cuore. 

Pane, burro e zucchero è una combinazione ancestrale che racconta la triade del bisogno emotivo: contenimento, dolcezza, piacere. 

Il Pane è la Terra. Il grembo. Il sostegno. Mangiare pane significa dire: "Io sono qui, esisto, ho un posto nel mondo". Ogni morso è un ritorno alle radici, una preghiera masticata.

Il Burro è l'Acqua. Il nutrimento tenero. L'accudimento che scivola sulle crepe dell'anima. Burro che fonde, burro che accarezza. Simbolo della madre buona che ti unge il cuore, anche quando fuori sei a pezzi. 

Lo Zucchero è il Fuoco. Il bacio. La luce. Il permesso a gioire, a dire di sì, a ridere senza un motivo. Lo zucchero è la bambina che danza e non sa ancora cosa significhi vergognarsi. 

Questa triade crea una piccola alchimia, una formula segreta che risveglia neurotrasmettitori del piacere, ma anche ricordi cellulari. Ti scalda, ti consola, ti riconnette. 

 In un mondo che corre, questa merenda è resistenza. Un atto di auto amore. Una ribellione tenera. Una carezza che mordiamo con tutte noi stesse. 

Questo, per me, è spalmarsi addosso il paradiso. È un gesto alchemico. Una magia commestibile. 

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