Peso


 Ci sono giornate in cui sono stanca.

Non stanca nel senso semplice del termine. Stanca di quel tipo di stanchezza che arriva quando hai la sensazione che tutto il peso del mondo — e soprattutto quello degli altri — abbia deciso di appoggiarsi sulle tue spalle.

E ultimamente mi sono accorta di una cosa curiosa: quando pesavo molti chili in più, forse certi pesi li percepivo meno. Ero già pesante di mio. Ero abituata a portare peso. Poi sono diventata più leggera. Mi sono abituata a camminare più velocemente. A correre. A saltare. Quasi a volare. E quando finalmente ho imparato quanto è bello sentirsi leggeri, qualsiasi cosa tenti di trascinarmi nuovamente verso terra diventa terribilmente fastidiosa. Soprattutto quando quel peso non è nemmeno mio.

In questi giorni mi sento così. Un po' stanca, un po' satura. Con quel desiderio profondissimo di posare per qualche ora tutto ciò che non mi appartiene e tornare semplicemente a me.

E oggi, pensando a cosa mangiare, mi è tornato in mente uno dei più antichi cibi della mia memoria: pane e salame. Da bambina era uno dei cibi che associavo ai momenti in cui avevo bisogno di energia e conforto.

Sono stata una bambina molto adultizzata. Percepivo i problemi dei grandi anche quando nessuno me li raccontava apertamente. Sentivo le tensioni, intuivo le preoccupazioni, assorbivo molto più di quanto probabilmente avrei dovuto. Poi c'erano la scuola, le verifiche, le interrogazioni e quelle che allora sembravano difficoltà gigantesche. E c'erano alcuni sapori capaci di mettere momentaneamente tutto a posto. Pane e salame. Pane e Nutella. Il salato e il cioccolato. Cibi semplicissimi che nella memoria sono diventati qualcosa di molto più grande del loro valore nutrizionale.

Oggi il mio pranzo è un sandwich di pane proteico con salame, formaggio e un po' di maionese light. E dopo, un budino proteico al cioccolato. Perfettamente dentro la mia alimentazione. Ma anche perfettamente dentro la mia storia. Perché credo che una delle cose più belle che possiamo imparare facendo pace con il cibo sia proprio questa: il cibo non è soltanto nutrizione. È anche rito, memoria, linguaggio. Un sapore può riportarci in una cucina di trent'anni fa. Può ricordarci chi eravamo quando pensavamo che una verifica fosse la fine del mondo. Può riportarci per qualche minuto accanto alla bambina che siamo state e permetterci, da adulte, di sederci accanto a lei. Con una differenza enorme. Oggi so che quei problemi che allora sembravano giganteschi erano piccoli rispetto a molte delle cose che la vita adulta avrebbe portato con sé. Ma oggi so anche qualcosa che quella bambina non sapeva ancora: non sono obbligata a portare tutto.

Non tutti i problemi che percepisco sono problemi che devo risolvere io. Non tutte le persone che hanno bisogno di qualcosa devono necessariamente ottenerlo da me. Non ogni peso appoggiato sulle mie spalle mi appartiene.

Forse crescere significa anche imparare questo. Diventare abbastanza forti da portare grandi pesi, sì. Ma diventare abbastanza sagge da riconoscere quelli che possiamo finalmente posare. E oggi, mentre mangio pane e salame e cioccolato come tanti anni fa, voglio ricordarmi proprio questo: ho lavorato tanto per diventare più leggera.

Nel corpo, certo. Ma adesso voglio imparare ad esserlo anche nella vita. Perché dopo aver imparato a volare, non voglio più confondere la presenza verso il mio prossimo, con il dovere di portare sulle mie spalle il peso degli altri.

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