Il bagno come atto di magia domestica
Forse anche tu, come me, vivi in una casa senza vasca.
O forse ce l’hai, ma non la usi mai. Troppo tempo, troppa acqua, troppo lento. La doccia è più pratica. Più veloce. Più efficiente.
Quando è stata l’ultima volta che ti sei fermata davvero dentro l’acqua?
Non sotto un getto. Non di corsa. Non mentre pensavi a cos’altro dovevi fare dopo.
Intendo dentro l’acqua. Avvolta. Ferma. In ascolto.
Io me ne sono resa conto entrando in una vasca pieghevole, una cosa banalissima, economica, niente di “instagrammabile” che mi sono comprata per Natale e mi ha permesso di riprovare l'ebbrezza di un bagno rilassante dopo ben 18 anni di doccia.
Mi sono immersa… e dopo pochi secondi mi sono detta:“E adesso che faccio? Sto qui ferma a non fare niente?”
Ed è stato lì che ho capito una cosa che avevo dimenticato e molte altre cose che ho metabolizzato nei minuti immersa: Il bagno non è fare qualcosa. E' stare.
Il senso del bagno non è l’igiene. È lo scambio.
Quando entri in una massa d’acqua e resti lì, succede qualcosa che la doccia non può fare. Il corpo smette di resistere. Il sistema nervoso rallenta. L’energia comincia a fluire, non perché la stai guidando, ma perché finalmente non la stai trattenendo.
Tu rilasci. L’acqua riceve. E poi se ne va, portando con sé ciò che non serve più.
Questo lo sappiamo da sempre. Lo sapevano le civiltà antiche. Lo sanno le culture che hanno fatto del bagno un rito: terme, hammam, bagni sacri, laghi, mare.
Non è un caso che al mare, o in un lago, tu senta qualcosa di simile. Lì non “ti lavi”. Ti riconsegni all’elemento da cui la vita nasce.
Eppure, nelle nostre case, questo rito è stato eliminato. Vasche tolte. Bagni pubblici scomparsi. Tempo ridotto al minimo indispensabile.
Doccia veloce. Funzionale. Produttiva.
Abbiamo guadagnato efficienza. Abbiamo perso ritualità e non è solo una perdita simbolica. È una perdita energetica.
Perché non c’è solo l’impurità fisica da lavare via giornalmente, c’è anche quella che accumuli vivendo: stress, tensioni, pensieri che non si sciolgono, emozioni non digerite.
Se non le rilasci, restano nel corpo e alla lunga, ti consumano.
Il bagno è uno dei modi più semplici per ripulirsi energeticamente.
Non serve nulla di complicato. Acqua. Tempo. Presenza.
Non per magia New Age che vi vende un bagno per fare i soldi, uno per trovare il fidanzato.. è bioenergetica pura perché il corpo riconosce il segnale: puoi mollare.
E sai qual è la cosa più interessante? Quando finalmente ti concedi questo tempo, all’inizio ti senti a disagio, perché non sei più abituata a stare senza fare. E' una vera e propria crisi di disintossicazione.
Anche questo è Kitchen Witchery.
È magia domestica. È restituire sacralità ai gesti quotidiani. È trasformare ciò che fai ogni giorno in un atto di cura profonda.
Un bagno fatto così è un rito di ritorno a casa, nel corpo, nel tempo giusto. In te stessa.
La prossima volta che entri nell’acqua, non chiederti cosa devi fare.
Chiediti solo questo: “Cosa posso lasciare andare?”
E resta. Finché senti che l’acqua ha finito il suo lavoro.
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