-Mi manca una relazione- (E non è vero)

 


Nel mio lavoro incontro spesso donne intelligenti, sensibili, piene di interessi.

Donne che hanno costruito una vita autonoma, che lavorano, che hanno amici, passioni, una quotidianità tutt’altro che vuota.

Eppure, a un certo punto, spesso, emerge la stessa frase: “Mi manca l’amore. Una relazione sentimentale.”

È una frase che pesa.

Una frase che sembra racchiudere una mancanza profonda, quasi biologica, come se l’amore fosse qualcosa che, quando non c’è, lascia inevitabilmente un vuoto.

Ma col tempo ho imparato che dietro questa frase possono nascondersi realtà molto diverse.

E confonderle tra loro è uno dei motivi principali per cui tante donne restano bloccate, insoddisfatte, o intrappolate in una ricerca che non porta da nessuna parte.

Per questo credo sia importante fermarsi un momento e fare una distinzione che raramente viene fatta con chiarezza.

Perché non è la stessa cosa sentire la mancanza dell’amore e sentire la mancanza di una relazione.

L’amore manca quando amiamo qualcuno. Quando abbiamo costruito un legame, quando il sentimento era vivo, incarnato, reale, e quella persona non c’è più: perché se n’è andata, perché la relazione è finita, perché la vita ha preso un’altra direzione. In quel caso non manca “l’amore” in astratto. Manca una persona precisa. Manca una voce, una presenza, un modo unico di stare al mondo con noi. Questa mancanza è dolorosa, ma è anche sana: è il segno che abbiamo amato davvero.

C’è però un’altra situazione, molto diversa, che spesso viene confusa con la prima. È quella in cui una donna dice: “Sto bene, ho una vita piena, ho lavoro, amici, interessi… però mi manca una relazione.”

Qui non c’è una persona che manca. C’è un’idea che manca. In questi casi, ciò che viene chiamato “amore” è spesso altro:

-bisogno di validazione

-bisogno di sentirsi scelta

-paura di essere rimaste indietro

-paura del tempo che passa

-bisogno di uno specchio che confermi il proprio valore

La relazione diventa così una sorta di certificazione identitaria: se ho una relazione, allora valgo; se non ce l’ho, c’è qualcosa che non va in me.

Quando una donna entra nella conoscenza degli uomini con questo tipo di carico, accade qualcosa di molto preciso. L’incontro non è più uno spazio di curiosità, gioco, scoperta. Diventa un banco di prova.

In modo spesso inconsapevole, l’altro viene messo nella posizione di dover dimostrare qualcosa: “Se mi desideri, allora sto bene. Se non mi scegli, allora confermi la mia paura.”

Ma nessuna relazione può nascere sotto il peso di una richiesta implicita di risarcimento emotivo. E nessun uomo può (o vuole) reggere il ruolo di “prova vivente” del valore di un’altra persona.

Così accade quello che molte donne raccontano:

-incontri che si fermano a poche uscite

-relazioni che non decollano

-storie che si spengono senza un vero perché

Non perché manchi attrattiva, intelligenza o qualità. Ma perché il desiderio non nasce dal bisogno. Nasce dalla pienezza.

La solitudine non è sempre il problema. Spesso lo è il significato che le diamo. Una vita può essere piena di legami, scambi, senso e bellezza anche senza una relazione sentimentale. Ma se interiormente crediamo che la relazione sia l’unica prova del nostro valore, allora ogni incontro diventa carico, ogni attesa diventa ansiosa, ogni rifiuto diventa una ferita identitaria.

L’amore, quello vero, ha bisogno di spazio. Non di aspettative che lo soffocano.

Forse la domanda da farsi non è: “Perché non ho una relazione?”

ma piuttosto: “Cosa sto chiedendo a una relazione di dimostrare per me?”

Da lì, spesso, inizia un lavoro molto più trasformativo di qualsiasi appuntamento.

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