46 anni


 Stavo pettinando i capelli.

Li stavo guardando scivolare tra le dita, lunghi finalmente, mentre il sole entrava piano dalla finestra.

A un certo punto ho chiuso gli occhi solo per fermarmi un momento.

E forse è stato proprio lì che l’ho vista.

Mi è venuta incontro lentamente, con quel caschetto scuro che non le piaceva mai abbastanza. I capelli a cui attaccava qualsiasi cosa pur di farli sembrare più lunghi. Nastri. Mollette. 

Mi guardava come si guarda qualcosa di impossibile.

Io invece l’ho riconosciuta subito.

“Era da tanto che non ti vedevo.” le ho detto sorridendo.

Lei si è seduta accanto a me.

“Tra quattordici giorni compiamo quarantasei anni. E ultimamente mi è capitato di riguardarti in alcune vecchie fotografie.”

Lei continuava a fissarmi senza parlare.

“Allora mi sono chiesta una cosa.” ho continuato. “Mi sono chiesta se davvero sono riuscita a diventare la donna che volevi essere.”

Silenzio. Poi ha inclinato leggermente la testa.

“Abbiamo trovato il principe azzurro?”

Ho riso.

“Oh, ci abbiamo provato.”

Lei mi guardava attentissima.

“Ho scoperto che i principi azzurri sono molto sopravvalutati. E che le favole che ci raccontavano da piccole erano meno vere di quanto sembrassero.”

“Però sei stata felice?”

Ci ho pensato qualche secondo.

“Molte volte sì. Molte altre no. Ma ho vissuto tantissimo. Talmente tanto da avere la sensazione di aver attraversato più vite dentro una sola.”

Lei continuava a guardarmi.

“Allora… mi hai portata nei castelli?”

Ho sorriso.

“Sì. Nei castelli, nelle case antiche, nei luoghi che sognavamo nel letto la sera. Ti ho portata anche in nave e in aereo e sai una cosa? Non mangiamo più il riso parboiled della mamma.”

Ha iniziato a ridere.

“Davvero?”

“Davvero. Adesso mangiamo solo Carnaroli. E siamo riuscite persino a convertire la mamma a un riso migliore.”

Lei sembrava soddisfatta di questa risposta.

“Allora ce l’hai fatta?”

“Non lo so. Ho cercato di realizzare quasi tutto quello che desideravamo. E molte cose ci sono riuscite davvero. Ma non so ancora se questo ti abbia resa felice.”

Per la prima volta il suo sguardo è diventato serio.

“Ci prendono ancora in giro?”

“No.”

“Ci trattano ancora male?”

“No. Non più.”

“Perché?”

“Perché adesso so difendermi. E quando qualcuno pensa di farci del male… ha paura delle conseguenze.”

Lei abbassò gli occhi.

“Io stavo tanto male.”

Lo so.

Per un attimo avrei voluto abbracciarla. Dirle che nessuna bambina dovrebbe sentirsi sbagliata. Ma invece le ho soltanto preso la mano.

“Posso domandarti una cosa?”

Lei ha annuito.

“Tu… che cosa volevi davvero da grande? Vorrei capire se c’è ancora qualcosa che posso fare per renderti felice.”

Ci ha pensato un attimo.

“Volevo una bella casa. Grande. Con una stanza da principessa.”

Ho sorriso subito.

“Quella ce l’abbiamo. Abbiamo una camera bellissima. E un letto enorme tutto per noi.”

Lei sembrava incredula.

“Davvero?”

“Davvero.”

“E poi volevo essere bella. Volevo tanti vestiti, i trucchi. E i capelli lunghi.”

A quel punto sono scoppiata a ridere.

“Allora devo dirti una cosa importante: non abbiamo più bisogno di attaccare nastri ai capelli per fingere che siano lunghi. Adesso, come vedi, sono lunghissimi. E sì, abbiamo anche i trucchi. Anche se a volte non sono ancora bravissima a usarli. E possiamo comprare quasi tutto quello che desideriamo.”

Poi mi sono fermata un momento.

“Però non devi essere triste per quello che non abbiamo avuto da piccole. La mamma e il papà hanno fatto il possibile. Erano esseri umani. Non sono riusciti a fare tutto quello che speravano.”

“E i gatti?”

Ho sorriso immediatamente.

“Abbiamo quattro gatte meravigliose. E in questi anni abbiamo salvato tantissimi animali.”

Lei sembrava sempre più felice.

Poi però mi ha guardata seria.

“Io volevo anche essere vista. E volevo che qualcuno mi volesse tanto bene.”

Questa volta ci ho messo un po’ a rispondere.

“Essere visti non è sempre bello come immaginiamo da bambini. A volte significa anche esporsi, ferirsi, deludersi.”

Lei ascoltava attentissima.

“Però sì. Ci vedono. Molto più di quanto pensassi.”

“E ci vogliono bene?”

Ho sorriso piano.

“Non sempre quanto meritavamo. Non ho ricevuto tutto l’amore che ho dato.”

Lei abbassò gli occhi.

“Ma sai una cosa? Ho imparato a volermene tantissimo. Non passa giorno senza che io mi guardi con amore.”

A quel punto ha sorriso di nuovo.

“E le magie? Le facciamo ancora?”

Ho riso.

“Ogni giorno. Tutta la nostra vita è diventata un atto di magia.”

Lei allora si è avvicinata piano. Mi ha accarezzato i capelli lunghi, come se fossero una cosa preziosa.

Io l’ho guardata e le ho sussurrato:

“Non li taglierò mai. Te lo prometto.”

E siamo rimaste lì. A guardare il sole tramontare. Finalmente dalla stessa parte della vita.

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