compleanno


 Oggi compio 46 anni.

È una cifra strana, di quelle che ti costringono a fermarti un momento sulla soglia del tempo e a guardarti indietro, perché sulla carta mi avvicino ai cinquanta, mentre dentro di me continuo a sentirmi una ragazzina curiosa, affamata di vita, desiderosa di imparare ancora, di cambiare idea, di sperimentare, di innamorarsi del mondo ogni volta da capo.

A questo compleanno, però, non sono arrivata attraverso l'accumulo, come spesso ci insegnano a fare. Non sono arrivata aggiungendo, conquistando, trattenendo, conservando. Ci sono arrivata sottraendo.

Sono arrivata con dieci chili in meno sul corpo, con molte persone in meno attorno a me, con molte certezze in meno nella testa e persino con molti soldi in meno nel conto. Eppure, mentre scrivo queste parole, mi accorgo che sto sorridendo.

Se dovessi raccontare questi ultimi anni attraverso una metafora da Kitchen Witch, direi che sono stati una gigantesca pulizia del frigorifero.

Sapete quando, per mesi o forse per anni, continuate a riporre cose sugli scaffali senza fermarvi davvero a guardare cosa c'è già dentro? Aggiungete un contenitore, poi un altro, una bottiglia, un vasetto, un avanzo, finché il frigorifero appare pieno e quasi rassicurante nella sua abbondanza apparente. Poi un giorno decidete di svuotarlo completamente.

Tirate fuori ogni cosa. I contenitori dimenticati in fondo. I barattoli aperti da chissà quanto tempo.

Gli avanzi che non ricordavate nemmeno di avere conservato. I piccoli reperti archeologici della vostra vita domestica.

E soprattutto quelle cose che, a un certo punto, erano state nutrimento, ma che nel frattempo hanno smesso di esserlo.

Così iniziate a buttare. Eliminate ciò che è scaduto. Eliminate ciò che non mangerete mai.

Eliminate ciò che occupa spazio senza avere più alcuna funzione.

E alla fine, quando avete finito di lavare ogni ripiano, asciugare ogni angolo e chiudere il sacco della spazzatura, vi fermate davanti a quel frigorifero e lo guardate.

È vuoto. Completamente vuoto.

E per un attimo quasi vi prende un senso di smarrimento, perché vi rendete conto che quella sensazione di abbondanza che avevate prima era in gran parte un'illusione.

Il frigorifero era pieno, sì, ma pieno di cosa? Di nutrimento vero? Oppure di accumuli? Di cose conservate per abitudine? Di oggetti dimenticati? Di cibo che non avrebbe più sfamato nessuno?

Credo che la stessa domanda valga anche per una vita.

Oggi arrivo ai miei 46 anni dopo aver svuotato molti scaffali interiori. Ho eliminato convinzioni che non avevo scelto consapevolmente, retaggi familiari che avevo ereditato senza chiedermelo, nostalgie che continuavano a reclamare spazio, ricordi che avevano smesso di essere insegnamenti e si erano trasformati soltanto in zavorra. Ho lasciato andare persone che non parlavano più la mia lingua emotiva, relazioni che appartenevano a versioni di me che non esistono più, aspettative che mi erano state consegnate da altri e che avevo scambiato per desideri autentici.

E il risultato di tutto questo è che oggi mi sento incredibilmente vuota.

Ma non è un vuoto triste. È il vuoto di un terreno appena liberato dalle erbacce, il vuoto di una stanza luminosa dopo un trasloco, il vuoto di una pagina bianca che aspetta una storia nuova, il vuoto di un frigorifero finalmente pronto ad accogliere soltanto ciò che merita di essere conservato.

Per la prima volta dopo molti anni, infatti, non sento il bisogno di riempire immediatamente quello spazio. Non ho fretta di sostituire ciò che è uscito. Non ho fretta di colmare il silenzio, di cercare nuove distrazioni, di accumulare nuove persone, nuovi oggetti, nuovi impegni.

Voglio scegliere. Voglio fare una spesa di senso.

Voglio procurarmi soltanto ciò che nutre davvero.

Persone che sappiano essere presenza e non rumore. Esperienze che lascino tracce e non soltanto fotografie. Progetti che accendano il cuore invece di prosciugare energia.

Bellezza. Verità. Crescita. Pace.

A 46 anni non desidero più una vita piena. Desidero una vita nutrita.

E forse questa è la differenza più importante che ho imparato fino ad oggi.

Perché riempire è facile. Nutrire è un'arte.

E io credo che questo nuovo anno inizi esattamente da qui, da un frigorifero vuoto, pulito e luminoso, finalmente pronto ad accogliere soltanto ciò che fa bene.

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